|
Note critiche
di Beba Marsano go
to the english version
"INCANDESCENZE"
Crovetto
si era chiesto più volte come sarebbe stato il suo incontro con
la luce toscana. Quale la reazione dll'occhio, quali le conseguenze nell'anima,
quali soprattutto i risultati in pittura. Sapeva che lo aspettava una
luce diversa da quella conosciuta fin'ora. Una luce dalla qualità
morbida e vellutata, arrendevole e dolce, radente. Ma anche tersa, cristallina
e razionale, che stempera le passioni invece di accenderle; che genera
quiete emotiva e non insonnia febbrile; che é equilibrio e misura,
come hanno insegnato da sempre i maestri della scuola toscana. Una luce
insomma tutta nuova rispetto a quella satura e zenitale del Midi francese,
che Crovetto ha conosciuto negli utlimi due anni. E ben diversa anche
da quella assolata e vibrante della Liguria, dove Crovetto é nato,
vive e lavora.
La luce estiva di Siena, languidamente appoggiata sulle pietre monumentali
della città, sugli antichi borghi arroccati, sulle campagne, sulle
crete, ha arricchito la sua tavolozza di sfumature inedite, di slanci
d'oro e di ocra strettamente legati alla terra. Ma non é riuscita
a piegarla, questa tavolozza prepotente e aggressiva, a morbidezze che
non le appartengo.no
Già
i fauves parlavano del loro colore come di "candelotti di dinamite";
quei fauves che Crovetto ha guardato come suoi maestri insieme agli artisti
del gruppo tedesco della Brücke (Kirchner, Heckel, Schmidt-Rottluff).
Se per Matisse il colore era la naturale espressione dell'emozione e per
gli espressionisti lo strumento per denunciare con forza un disagio esistenziale
e sociale, per Gian Marco Crovetto é il linguaggio privilegiato
- anzi, l'unico e il più sincero possibile - per confessare qualcosadi
sé agli altri e per raccontare a se stesso il mondo..
|